Alessandro Madeo
Le marcite: aspetto storico

La tecnica delle marcite è caratteristica della pianura padana, e fu usata per la prima volta nei territori che erano di priorità delle abbazie. La tecnica delle marcite consiste nell’ irrigazione utilizzando l’acqua proveniente dalle risorgive anche nella stagione invernale. Non è noto chi abbia inventato la tecnica della marcita; tuttavia si attribuisce comunemente ai monaci provenienti dalla Francia, in particolare i monaci Cistercensi va il merito di aver contribuito gradatamente alla sua diffusione nelle campagne del nord. I primi provenienti dalla Borgogna, portano in Italia la loro tecnica. La famiglia Archinto, antica famiglia nobile milanese, donò alla comunità cistercense, un appezzamento di terreno, sul quale i monaci costruirono l’abbazia di Chiaravalle.

Nel 1486 Lodovico Maria Sforza figlio di Francesco Sforza duca di Milano fece erigere la "villa Sforzesca " a pochi chilometri da Vigevano. L'intento era quello di valorizzare un territorio e la sua campagna studiando nuovi metodi di coltivazione attraverso tecniche nuove. Viaggiando sulla Strada Statale dei Cairoli poco prima di Vigevano, la Sforzesca ci sorprende con la bellezza della grande villa e la particolarità delle campagne intorno. La villa è molto grande e manifesta la ricchezza degli Sforza che vollero lasciare un segno tangibile del loro passaggio non solo con un edificio come questo ma anche con reali innovazioni nella campagna circostante resa fertile e produttiva da un sistema di irrigazione con mulini ad acqua e le famose marcite progettate da Leonardo da Vinci.

Nel manoscritto H il nome di Vigevano compare con maggiore frequenza. Il manoscritto H contiene anche una grande quantità di schizzi, progetti per la realizzazione di manufatti idraulici, ideali per la regolazione della velocità dell’acqua. Fin dal XII secolo, nel territorio della Sforzesca, fu iniziata l’opera di bonifica da parte dei Monaci Benedettini Cistercensi e fu creata la pratica di coltivazione a marcita, grazie alla presenza di risorgive con le quali sono stati realizzati i fontanili, per garantire un’abbondante portata d’acqua a temperatura costante ai campi coltivati.

Per migliorare la canalizzazione dell’acqua, l’intervento di Leonardo è determinante, essendo quella zona piena di dislivelli per cui difficile da irrigare. «Nessun incastro dee esser più stretto che il suo universal canale, perché l’acqua fa retrosi e rompe l’argine». Nel territorio della Sforzesca è possibile vedere ancora oggi i manufatti, disegnati da Leonardo: il manufatto “tre incastri” che regola l’afflusso dell’acqua della roggia ai campi coltivati. Leonardo esamina i canali e le chiuse e scrive a proposito: «Queste porte sono state per me molto istruttive» [MS.H].

Osserva e studia i fontanili e inoltre viene incuriosito dalla tecnica per proteggere i vitigni dal freddo, che è quella di interrare le piante e scrive: «Adí 2 febbraio 1494 alla Sforzesca ritrassi 25 scalini di 2/3 di braccia l’uno, larga braccia 8.braccia 4-ghiara. La somma profondità dell'acqua sarà tra la percussione e i bollori d'essa resultanti…» [MS.H] Sono le scale in granito che Leonardo ritrae a sanguigna e che si sofferma a studiare, vedendone l’importante utilizzo sia per la regolazione della velocità dell’acqua che da essi scende, sia per l’opera di bonifica. Infatti l’acqua reca in sospensione una buona quantità di terra che, operando una sorta di drenaggio, può essere convogliata nelle paludi, ancora esistenti, per colmarle e prosciugarle. Inoltre Leonardo arricchisce i disegni dando dettagli di misure e portate.

 

L’Importanza del Codice Hammer

Lo studio delle scale d’acqua è ripreso e descritto ampiamente nel manoscritto Leicester, poi Codice Hammer ed ora Codice Gates. Leonardo illustra il meccanismo per diminuire la velocità dell’acqua e quindi la potenza della sua caduta. Un procedimento che Leonardo vede direttamente nei prati della Sforzesca, presso il Mulino della Scala, tutt’ora esistente. Nel corso del XX secolo le colture a marcita sono state abbandonate a favore della coltura industriale del mais, più redditizia. Contemporaneamente nella pratica di allevamento il mangime si sta spostando dal foraggio agli insilati di mais. Questo progressivo mutamento ha decretato anche l'abbandono della maggior parte dei fontanili della pianura padana, mettendo peraltro a rischio numerose specie animali e vegetali che vi trovano il proprio habitat naturale. Oggi le marcite son sempre più in rare, tuttavia in alcune zone è in atto una risistemazione di fontanili e rogge in modo da continuare la pratica delle marcite che vengono salvaguardate dagli organi competenti. Per esempio nel Parco Agricolo Sud Milano sono presenti 41 marcite salvaguardate dal Parco. Esse sono oggetto di tutela per preservare un patrimonio ed una pratica secolare. Molte ex-marcite si sono trasformate in prato stabile dove viene praticata una falciatura trimestrale.

Sitografia: http://www.leonardocultura.com/doc/Le_tracce_di_Leonardo_in_Provincia_di...