Federico Turrisi
La denuncia dei Domenicani fiorentini

1c. La denuncia dei Domenicani fiorentini
Nel settembre 1610 Galileo si era trasferito a Firenze, come "primario matematico e filosofo del Granduca di Toscana" Cosimo II. La carica prevedeva un lauto appannaggio e non implicava obblighi di sorta, permettendogli di impegnare tutte le energie nella ricerca scientifica; il titolo di "filosofo" gli consentiva inoltre di pronunciarsi ufficialmente, facendosi scudo dell'autorità del suo protettore, su questioni non strettamente tecniche o matematiche. Ma le idee espresse nella famosa lettera a padre Castelli, risalente alla fine del 1613, documento che circolava per Firenze (ricordiamo che il testo era stato scritto da Galilei appositamente in lingua volgare proprio per facilitarne la diffusione) non potevano essere accettate da tutti e in particolar modo in un'epoca dove dominavano le esigenze di controllo ideologico da parte della Chiesa della Controriforma. Ecco, dunque, il motivo per cui il denunciante, il padre domenicano Niccolò Lorini, il quale già nel novembre 1612 aveva condannato l' "eresia" copernicana, si sente obbligato a denunciare lo scienziato pisano: è inammissibile che circolino senza alcun ostacolo idee che si ispirano alla teoria eliocentrica di Copernico e che, ritenendole l'ordine domenicano del convento di San Marco alquanto sospette di eresia, meritano l'attenzione dell'Inquisizione. Con questo atto, pertanto, padre Lorini vuole sollecitare l'attenzione del cardinale prefetto della congregazione dell'Indice dei libri proibiti invitandolo a prendere delle misure contro Galilei e i suoi seguaci qualora lo ritenga necessario. Non deve, poi, stupire il fatto che furono proprio dei domenicani a denunciare per primi Galilei: l'ordine domenicano, infatti, di cui aveva fatto parte Tommaso d'Aquino, era particolarmente legato alla tradizione dell'aristotelismo cristiano, la cui prospettiva cosmologica rigidamente geocentrica veniva sovvertita dalle teorie copernicane. Ma, soprattutto, l'ordine domenicano era stato fondato da San Domenico nel 1206 con lo scopo di reprimere ogni forma di eresia; perciò, come spiega frate Lorini nella sua denuncia contro lo scienziato pisano, i domenicani si ritenevano delle guardie del "Santo Offizio", dei custodi dell'ortodossia cattolica, e vollero esserlo anche in questo caso.