Il Boccaccio latino

Ai giorni nostri il successo popolare del Decameron ha offuscato l’interesse per le opere latine di Giovanni Boccaccio, il quale, complice l’influenza dell’amico Francesco Petrarca, nella seconda parte della sua vita, si dedica maggiormente agli studi umanistici e ai trattati eruditi.

Già nel Decameron, l’autore ha la consuetudine di precisare tempi e luoghi, secondo la convenzione delle cronache a lui contemporanee e di offrire la verificabilità dei dati attraverso il riferimento a fonti storiche. In questo modo ottiene una prosa narrativa che, pur mantenendo vivo l’elemento favoloso, non perde mai credibilità.

L’uso di ricorrere alle fonti continua nelle opere latine della maturità, con un intento diverso: recuperare e trasmettere tasselli di storia altrimenti dimenticati. Se il De mulieribus claris e De casibus virorum illustrium segnano il passaggio alla biografia, il De genealogia deorum gentilium approfondisce lo studio della mitologia. Per queste opere Boccaccio trae materiale dai libri degli storici antichi, ma anche dalle cronache medievali. Talvolta racconta addirittura fatti a lui noti per esperienza diretta. Le conversazioni che aveva intrattenuto con i dotti maestri delle corti di Napoli e Firenze vengono affiancate all’autorità degli autori latini, medievali e persino dei Padri della Chiesa.

Giovanni Boccaccio, Decameron, Venezia, Giovanni e Gregorio de’ Gregori, 1492, carta [*]5r